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FERORMONI BEE BOOST (pacchetto da 5 pz)

26.17

Il prodotto Bee Boost ha le seguenti caratteristiche:

*prodotto naturale- le sostanze costituenti sono presenti in natura e non sono tossiche per l’uomo e per l’ambiente *essenzialmente simile-il feromone sintetico ( QMP) è essenzialmente simile a una miscela semplificata del feromone mandibolare naturale delle regine e perciò non comporta rischi tossicologici.

Background I feromoni sono sostanze naturali utilizzate da organismi di diverse specie a fini di comunicazione. Il feromone mandibolare ( QMP ) è uno dei due feromoni fondamentali della regina ed è una miscela naturale di componenti feromonali secreta dalla sua ghiandola mandibolare che gioca un ruolo fondamentale nel controllo del comportamento delle api operaie all’interno e all’esterno dell’alveare . E’ essenziale per la coesione e la vitalità dell’alveare.Tuttavia le api possono essere più o meno sensibili al QMP piuttosto che al feromone temporale recentemente scoperto ( fotolabile è non utilizzabile ).
La realizzazione sintetica del feromone QMP consiste dei seguenti componenti feromonali:
– 9-Oxo-2(E)- acido decenoico ( 9-ODA )
– 9-idrossi-2(E)acido decenoico ( 9-HDA )
– Metil p-idrossibenzoato ( HOB )
– 4 idrossi-3-metossifenetil alcol ( HVA )

In conseguenza della bassa volatilità del QMP, il contatto fisico è il principale veicolo di distribuzione. Benche variabile e altamente dipendente dall’età e dalle condizioni della regina, la quantità media di QMP che una regina feconda secerne è stimata come “1 regina equivalente “. “1 regina equivalente “ ( Qeq) di feromone sintetico QMP prodotto da Phero Tech consiste in 0,250 mg di 9-ODA ; 0,150 mg di 9-HDA; 0,020 mg di HOB e 0,002 mg di HVA, per un totale di 0,422 mg.Il feromone naturale QMP è naturalmente presente nella cera e nel miele degli alveari.Per innumerevoli generazioni e decine di migliaia di anni l’uomo ha utilizzato e consumato cera e miele senza effetti tossicologici. In studi statunitensi è stato concluso che il basso livello tipico dei feromoni dei lepidotteri non costituisce in nessun caso minaccia tossicologica.Si può perciò concludere che il feromone QMP non presenta tossicità alcuna.
Ogni dispositivo BEE BOOST contiene 10 regina equivalente di miscela semplificata di feromone sintetico ( 4 mg). I componenti sono formulati in un apposito dispositivo plastico di rilascio. Le api rimuovono mediante contatto la miscela feromonale dalla superifice del supporto.

Descrizione

BEE BOOST

supporto plastico a base di feromone mandibolare sintetico per tante utilissime applicazioni nell’apicoltura moderna

documentazione 1998esperienze di un anno di utilizzo

Il prodotto Bee Boost ha le seguenti caratteristiche:

*prodotto naturale- le sostanze costituenti sono presenti in natura e non sono tossiche per l’uomo e per l’ambiente

*essenzialmente simile-il feromone sintetico ( QMP) è essenzialmente simile a una miscela semplificata del feromone mandibolare naturale delle regine e perció non comporta rischi tossicologici

Background

Il feromone mandibolare della regina ( QMP ) è una miscela naturale di componenti feromonali. E’ prodotta dall’ape regina ed è essenziale per la coesione e la vitalità dell’alveare. Diversi esperimenti hanno dimostrato che il QMP sintetico , formulato in supporti di rilascio in materiale plastico, risulta efficace come rimpiazzo temporaneo dell’ape regina ( pseudo regina ).Gli apicoltori, inclusi gli allevatori di api regine , hanno utilizzato questo prodotto, denominato Bee Boost , per una quantità di funzioni apistiche come la spedizione di pacchi d’api o l’impiego nei nuclei di fecondazione delle giovani regine. Molti articoli scientifici sono stati scritti sull’efficacia di Bee Boost. Il QMP è una miscela di feromoni ( i feromoni sono sostanze naturali utilizzate da organismi di diverse specie a fini di comunicazione) secreta dalla ghiandola mandibolare dell’ape regina che gioca un ruolo fondamentale nel controllo del comportamento delle api operaie all’interno e all’esterno dell’alveare .La realizzazione sintetica del feromone QMP consiste dei seguenti componenti feromonali

– 9-Oxo-2(E)- acido decenoico ( 9-ODA )

– 9-idrossi-2(E)acido decenoico ( 9-HDA )

– Metil p-idrossibenzoato ( HOB )

– 4 idrossi-3-metossifenetil alcol ( HVA )

 

In conseguenza della bassa volatilità del QMP, il contatto fisico è il principale veicolo di distribuzione.

Benchè variabile e altamente dipendente dall’età e dalle condizioni della regina la quantità media di QMP che una regina feconda secerne è stimata come segue:

Un ” regina equivalente ” ( Qeq) di feromone sintetico QMP prodotto da Phero Tech consiste in 0,250 mg di 9-ODA ; 0,150 mg di 9-HDA; 0,020 mg di HOB e 0,002 mg di HVA, per un totale di 0,422 mg

Il feromone naturale QMP è naturalmente presente nella cera e nel miele degli alveari. Per innumerevoli generazioni e decine di migliaia di anni l’uomo ha utilizzato e consumato cera e miele senza effetti tossicologici. In studi statunitensi è stato concluso che il basso livello tipico dei feromi dei lepidotteri non costituisce in nessun caso minaccia tossicologica.Si può perciò concludere che il feromone naturale QMP non presenta tossicità alcuna. Ogni dispositivo BEE BOOST contiene 10 regina equivalente di miscela semplificata di feromone

sintetico ( 4 mg ). I componenti sono formulati in un apposito dispositivo plastico di rilascio. Le api rimuovono mediante contatto la miscela feromonale dalla superifice del supporto. Il BEE BOOST risulta efficace per almeno trenta giorni in una famiglia di dimensioni medie.

Effetti del feromone mandibolare sullo sviluppo di covata in nuclei e famiglie

Un supplemento di feromone induce una maggior raccolta di polline sia come raccolta individuale che come numero di api che si dedicano a questo compito. Secondo le ricerche scientifiche alla fine del periodo di osservazione, i nuclei con 1 Qeq risultano avere raccolto il 95 % in più; di polline. Tutto ciò non si traduce in un aumento delle scorte , ma in un aumento di produzione di covata. Lo stesso comportamento non si verifica in egual misura in estate sulle colonie in produzione probabilmente perchè lo scopo di queste è la produzione di miele e non lo sviluppo della famiglia. Non sono però stati studiati gli effetti del feromone sulle colonie in produzione all’uscita dell’inverno, quando anche per esse la produzione di covata è lo scopo principale. Il trattamento a 10 Qeq nonproduce effetti rispetto al gruppo di controllo. Questo significa una evidente ” overdose ” con effetto di desensibilizzazione delle operaie. Numerose conferme sono giunte relativamente a questo tipo di utilizzo. Un paio di apicoltori non hanno invece notato differenze.Significativo l’utilizzo massivo effettuato in primavera in numerosi apiari in calabria da cui è risultato un aumento della deposizione inversamente proporzionale alla forza delle famiglie e quello in zone povere di polline (Varese)in cui la differenza della disponibilità di polline delle famiglie è risultata con molta facilità.Da citare un’esperienza di produzione di nuclei in Veneto. In queste condizioni le famiglie realizzate a maggio con un favo di covata si invernavano solitamente su 5 telai. Con l’utilizzo del BEE BOOST sono state invernate su 8.

Una correlazione sembra anche presente con le condizioni ambientali . Il miglioramento dello sviluppo delle famiglie sembra tanto migliore quanto più; le condizioni ambientali sono avverse. La mancanza di effetto di stimolazione può anche essere dovuta, come visto più; sopra, ad un eccesso di feromone rispetto alla quantità di api presenti e ad un effetto di superdosaggio.Si può dunque provare a ridurre la quantità di feromone applicata di una buona metà.Si deve anche considerare che l’applicazione del feromone provoca la stimolazione della regina attraverso un maggiore apporto di polline . Può anche succedere che la regina non sia fisiologicamente in grado di rispondere più; di tanto alla stimolazione. Per fare un esempio, non basta cambiare il carburatore per fare di una “500” un auto da formula 1. Non ci si può aspettare di far diventare regine vecchie e scarse le migliori dell’allevamento con l’aggiunta del Bee Boost. Questo pare un po’ troppo.Una certa mortalità di regine vecchie con sostituzione è osservata dopo l’inserimento di Bee Boost in primavera ( marzo ) . In questi casi la regina sembra essere molto scarsa e destinata a sciamare e una sua sostituzione naturale e precoce viene definita utile ai fini produttivi.Tuttavia c’è da dire che la sostituzione di regine in primavera è piuttosto comune e la semplice osservazione ” a occhio” da parte di bravi apicoltori non è sufficente a stabilire se la presenza del feromone accelera la sostituzione.

Uso del supporto-collocare un BEE BOOST nella parte anteriore del nido .

Controindicazioni ed effetti collaterali- nessuna problematica particolare è stata notata nei nuclei

Effetti di feromone mandibolare della regina sintetico su pacchi d’api

Quantità minime possono mantenere tranquille le api .

Slessor e al. (88) hanno dimostrato che in laboratorio il comportamento di ” corte reale” può avvenire a quantitativi più; bassi di un decimilionesimo di Qeq.

Chiaramente, il dosaggio di feromone sintetico richiesto è altamente specifico per ogni funzione.

L’applicazione in campo per questo utilizzo ha dato risposte molto positive per quanto riguarda la coesione del pacco. Particolare attenzione deve essere posta se si ha intenzione di riunire queste api ad una famiglia con regina o si vuole introdurre una regina con la gabbietta. Le api in queste condizioni di assenza di covata si convincono con poco feromone di avere una regina e possono poi non accettare volentieri la presenza di quella che per loro diventa una seconda regina .E’ perciò consigliabile lasciare non più; di un decimo del supporto feromonale durante la fase di introduzione della regina in gabbietta, posizionandolo vicino alla porta di volo per mantenere la coesione delle api e contenere le possibilità di saccheggi fino a che la regina è libera.La gabbietta con la regina andrà sistemata quanto più; lontano possibile dal feromone.

Una volta che la regina ha cominciato a deporre si può aumentare ( fino a 1 supporto intero) la quantità di feromone presente per stimolarne la deposizione.

Le api a pacco sono tenute molto bene in coesione dal feromone. Persino troppo…. Bisogna considerare che in questa condizione di completa assenza di altri riferimenti ( covata coi relativi feromoni, ciclo biologico dell’alveare ( o meglio ex alveare) sconvolto e inesistente nel momento in cui le api sono ridotte a pacco ) e nella condizione di assoluta immobilità le api ricevono una forte sensazione di ” presenza di regina” anche con poco feromone. Se si riuniscono senza nessuna cautela con altre api inarniate, queste avranno la sensazione di una riunione di due famiglie con regina. A causa delle condizioni in cui sono state mantenute saranno anche molto convinte che è la loro regina la migliore……il risultato sarà molto probabilmente l’uccisione della regina vera….anche perchè le api della famiglia inarniata non possono uccidere il BEE BOOST.E’ necessario tener conto di questo nella riunione ed operare di conseguenza

 

L’uso di feromone mandibolare della regina nella gestione dei nuclei di fecondazione

L’utilizzo in campo in condizione europee ha confermato, a parte le dovute eccezioni, ( Lapis n°7 settembre 98) il mantenimento di una quantità superiore di popolazione nei nucleetti con feromone. L’utilizzo di una quantità moderata e proporzionale alla quantità di api presente nel nucleino di fecondazione ha dato effetti soddisfacenti nel mantenimento della coesione dello stesso e nella riduzione della deriva delle api. Le celle sono state accettate e le vergini si sono fecondate regolarmente. Per quest’uso sembra utile posizionare il feromone nella parte posteriore dell’arnietta, in un angolo.Una quantità troppo alta di feromone può però dare l’effetto contrario di quello desiderato facendo credere alle poche api del cassettino di avere già una regina. Si tratta perciò di utilizzarne una quantità che consenta il mantenimento della coesione senza risultare però troppo forte. Un decimo del supporto Bee Boost ha dato buoni risultati a diversi allevatori.Con nuclei più; grandi anche un mezzo supporto ha dato i risultati richiesti di coesione della popolazione e accettazione delle celle e delle vergini.Il supporto Bee Boost consente ( Lapis n°7 settembre 98) la stabilizzazione dei nuclei di nuova formazione senza necessità di confinamento o clausura.Se il supporto è presente solo in alcuni cassettini, questi tenderanno a raccogliere api da quelli orfani in maniera analoga a quanto succederebbe se alcuni avessero la regina.

Il BEE BOOST ha mantenuto anche la coesione dei cassettini alla costituzione,fatti senza covata, con la tecnica del pacco d’api. In questa situzione è necessario introdurre una quantità più; alta di feromone, disponendolo vicino all’ingresso, fino all’introduzione della prima cella. Inserendo la cella è necessario diminuire sensibilmente la quantità di feromone presente disponendolo nella parte posteriore. Non appoggiare il supporto al legno. Sembra che l’accumulo nel legno richieda alcuni giorni per disperdersi potendo cosÏ risultare in alcuni casi in eccesso facendo la differenza fra una buona o una cattiva accettazione della vergine

Esperienze pratiche di utilizzo con api orfane e per impollinazione con nuclei orfani in serre

L’aggiunta del supporto Bee Boost a famiglie orfane di varie dimensioni ha avuto effetti definibili sorprendenti senza tema di essere smentiti e sui quali sono risultati d’accordo anche i denigratori del prodotto. Vengono segnalati casi di alveari orfani o con regina vergine che hanno costruito la cera dei melari e li hanno poi riempiti di miele.

Notevole su tutti l’esperimento effettuato dall’apicoltore professionista Francesco Artese ( poi ripetuto da altri colleghi) che in pieno raccolto sull’arancio, quando le famiglie erano già al secondo melario,ha spostato il nido da due di queste,lasciando quattro melari con dentro un Bee Boost poggiati su un fondo mobile. A fine raccolto i melari erano pieni , mentre i nidi erano nel frattempo serviti ad altri scopi. Sembra che le bottinatrici abbiano prodotto anche in assenza del nido.Questo particolarissimo tipo di utilizzo potrebbe tornare utile anche:

* come tecnica veloce di contenimento della sciamatura

* come tecnica per trattare anticipatamente i nidi in caso di infestazione preoccupante di varroa mantenendo le bottinatrici in produzione.

Sembra dunque , visto l’ottimo funzionamento con api orfane e l’attività di volo e raccolta di polline da esse ottenibile, che il supporto Bee Boost sia molto adatto a sostituire la regina nell’utilizzo per nuclei da impollinazione delle serre. Vista la dimensione di questi, già un mezzo supporto potrebbe essere sufficente. Inoltre il feromone risulta consumato molto lentamente e attivo molto a lungo.Le api bottinano fino alla completa estinzione della famigliola.

Si può anche pensare all’utilizzo del feromone per la gestione controllata di blocchi di covata allo scopo di trattare la varroa come contemplato dal dossier Unaapi-Fai.Non è raro trovare alveari pesantemente infestati per i quali è difficile coi mezzi attualmente a disposizione riuscire a fare qualcosa. Un periodo di orfanità controllata dal feromone,senza derive e saccheggi , ma con api che raccolgono e costruiscono cera potrebbe far diventare determinante un unico trattamento della varroa.Bisogna però anche attentamente valutare la difficoltà di reintroduzione della regina dopo lungo periodo di orfanità.

Il feromone è stato utilizzato anche nella produzione di pappa reale e regine, spillato alla stecca portacupolini allo scopo di far salire un maggior numero di api.L’accettazione dei cupolini innestati è risultata normale, nonostante la presenza estremamente ravvicinata del supporto col feromone.( api orfane con feromone non sanno decidere nei primi tre giorni se fare celle reali o meno, ma le allevano se queste vengono loro proposte- come dire ” se qualcuno ha deciso di farle noi le alleviamo) .

BEE BOOST nel melario

Sempre allo scopo di verificare la possibilità di far salire le api, il feromone è stato collocato all’inizio della fioritura dell’acacia in un alveare con due melari vuoti, fra i due telai centrali di quello superiore. Le api hanno raccolto poco, ma hanno disposto il miele nei telai centrali dei due melari in corrispondenza del feromone. L’utilizzo di feromone nel melario può tornare utile per far raccogliere alle api nel melario senza intasare il nido ( sfruttando così ad esempio tutto il raccolto sull’acacia) o per ridurre la congestione del nido favorendo la salita a melario delle api ottenendo in questo modo un effetto antisciamatura. Tuttavia maggiori verifiche sembrano necessarie per questi utilizzi. Questo tipo di utilizzo è stato proposto da alcuni apicoltori americani per la produzione di miele in favo

Per l’ impollinazione delle serre

E’ possibile produrre nuclei orfani che avranno scarsa propensione a bottinare oppure nuclei con regina.

In questo secondo caso si avranno invece i costi aggiuntivi legati alla presenza della regina ( necessità di un gran numero di regine fuori stagione, loro conservazione e gestione ecc.) e i problemi della non infrequente sciamatura dei nuclei all’interno delle serre.La produzione dei nuclei con Bee Boost è una soluzione che consente di ottenere nuclei con volo analogo a quelli con regina ma a costi inferiori.Anche i tempi di produzione dei nuclei vengono accelerati con l’utilizzo di Bee Boost, il cui utilizzo consente anche una maggior stabilità dei nuclei alla produzione,con deriva minima di api.

Per le impollinazioni più; corte i nuclei potrebbero essere costituiti anche senza telai.

Effetti del feromone sulla costruzione di celle nelle varie situazioni

Aggiunta di feromone in presenza di regina in primavera, prima e durante la sciamatura

Il feromone sintetico integra la produzione della regina( che è di tre tipi ). L’insieme può ritardare o evitare la sciamatura. Come detto, estrema variabilità dei risultati ottenuti.

L’aggiunta del feromone non blocca in alcun modo la costruzione delle celle se questa è già iniziata per qualsiasi motivo.

Il feromone non deve perciò essere inserito in ritardo.

Il solo BEE BOOST non dovrebbe di norma impedire completamente la costruzione di celle in assenza di regina. Questo aspetto è però al momento poco chiaro.

Introduzione di regine in nuclei orfani con Bee Boost.

In alcuni casi l’accettazione delle regine in presenza di Bee Boost non è stata eccellente,specialmente agli alti dosaggi del feromone. Il feromone non migliora l’eventuale accettazione della regina ed è bene limitarne la quantità presente al momento dell’introduzione della regina ad una quantità minima ( 1/10 del supporto vicino alla porta di volo) per mantenere la coesione e il volo di raccolta ( evitando saccheggi ) fino a che questa è uscita dalla gabbietta.Successivamente si può aggiungere una quantità maggiore di feromone ( ricordando che troppo non aiuta), proporzionale al numero delle api per stimolare la raccolta di polline. Nel caso di api su favi, finita la covata ( specialmente disopercolata) l’atrofizzazione ovarica delle operaie comincia a mancare. Questa mancanza che dipende dai feromoni della covata e da altro, ma non dal feromone mandibolare, rende più; difficile l’accettazione.

Orfanizzazione e immediata aggiunta di feromone mandibolare sintetico

Le api hanno una sensazione strana. Costruiscono qualche cella con poca convinzione dopo il terzo giorno. La ” convinzione ” dipende dalla quantità di feromone presente in rapporto al numero di api.In questa situazione, se il livello di QMP sintetico è sufficentemente alto da surrogare i tre feromoni della regina e quelli della covata, le api non sanno decidere se iniziare a costruire celle o meno, ma se vengono inseriti cupolini con larve già innestate ( come nella produzione di regine o pappa) accettano la situazione e continuano l’allevamento. Questa sensazione di incertezza si interrompe però fra il terzo e il quarto giorno . In questo periodo una più; convinta costruzione di celle è stata osservata. In uno studio compiuto dal Dr Winston a dosaggi tra 0,1 e 10 Qeq, al sesto giorno di orfanità solo il 25% delle famiglie non ha prodotto alcuna cella reale. La maggior parte ne ha prodotto 4 o 5 a dimostrazione che il feromone mandibolare non è il solo inibitore della costruzione di celle reali presente nell’alveare. La completa inibizione della costruzione di celle sembra legata ad un sottile equilibrio dei feromoni della regina con quelli della covata. E’ inoltre ipotizzabile che le api siano più; o meno sensibili ai feromoni a seconda del loro patrimonio genetico, ad esempio esattamente come gli uomini sono sensibili in vario modo all’alcol.

 

Introduzione di Bee Boost in alveari con regina e in produzione

Non ha senso perchè non sono attendibili benefici.

Nonostante negli studi canadesi non sia successo, potrebbe verificarsi che la regina sia eliminata. I nuclei non sembrano avere problemi di sovrapposizione feromonale .Le famiglie non sembrano averne fino a che la sciamatura finisce. Le api potrebbero comportarsi diversamente nei confronti del feromone a seconda dello status in cui si trovano.

Toccare regine con dita sporche di feromone

Un apicoltore belga ha per caso marcato due regine dopo aver maneggiato supporti feromonali. Le regine reintrodotte sono state uccise. Ha pensato che questa operazione abbia modificato la riconoscibilità della regina.

Supporto con feromone puntato sul listello del telaio

Nella cera il feromone risulta degrato in circa 24 ore ( nelle condizioni normali dell’alveare). Non sono state effettuate verifiche per stabilire se nel legno risulti meglio conservato. Un apicoltore belga ( Lapis n°7-98) ha utilizzato un BEE BOOST in uno starter puntato sul listello del telaio. Tolto il supporto feromonale e inserito il telaio coi cupolini innestati ha dovuto attendere la terza prova per avere un’accettazione normale. Non ci sentiamo di condividere l’idea che la scarsa accettazione sia da imputare al feromone rimasto sul legno ( in quantità minima ) avendo utilizzato direttamente il BEE BOOST per la produzione di pappa reale spillato sul listello portacupolini allo scopo di attirarvi un maggior numero di api e avendo osservato un’accettazione normalissima proponendo i cupolini innestati. Altro discorso sarebbe, come detto più; sopra, se le api dovessero iniziare da sole l’allevamento reale.

Recupero di famiglie con api fucatrici

Anche questa è un’esperienza belga ( Lapis N° 7 -98).

Dopo aver lasciato il Bee Boost per due settimane, l’apicoltore ha aggiunto un telaio di covata giovane ( togliendo nel contempo il supporto feromonale) sul quale le api hanno allevato una cella reale.

Non lasciare il feromone oltre il tempo di utilizzo richiesto per la specifica funzione .

Utilizzare quantità di feromone proporzionali alla quantità di api interessata. Dosaggi molto alti non sono utili se non per l’inibizione della sciamatura.

Non posizionare il feromone al centro della cassa, ma al bordo anteriore , vicino alla porta di volo, all’altezza del legno verticale dei telai.

Il supporto feromonale dura molto a lungo e per molto tempo risulta attrattivo per le api.Tuttavia non è detto che la quantità rimasta nella plastica sia sufficiente per ogni specifica applicazione.

La presenza del feromone può falsare il “sonoro ” delle api in caso di orfanità.

Un’occhiata al nido è perciò vivamente consigliata.

Il Bee Boost non è uno strumento da lasciare indiscriminatamente e senza controllo nell’alveare per quattro o cinque mesi

Attrazione di api alla deriva-Quando si spostano le api succede che alcune rimangano sul posto. Una cassettina contenente BEE BOOST e favi vuoti le attrae e raccoglie.Potranno poi essere riunite ad altre famiglie o dar luogo ad un nuovo nucleo con l’aggiunta di una cella o regina. Inserire il BEE BOOST tra i favi , nella parte anteriore della cassettina. Questo tipo di utilizzo non consuma feromone. Il supporto può essere riutilizzato o lasciato per due mesi per dare maggiore sviluppo al nucleo costituito. Questo tipo di utilizzo non ha presentato particolari difficoltà. Con questa tecnica si possono produrre velocemente anche nuclei costituiti in prevalenza da api vecchie. I nuclei così prodotti hanno tirato la cera e raccolto in assenza di regina.

Nei pressi del laboratorio o al suo interno o quando si recupera uno sciame , capita spesso che diverse api rimangano alla deriva.Una cassettina con qualche favo vuoto e un BEE BOOST può recuperare tutte queste api che altrimenti andrebbero perdute. Per questo utilizzo il feromone non viene praticamente consumato ed è pienamente riutilizzabile . L’attrattivitità del Bee Boost in laboratorio, per il recupero delle api in esso stazionanti è risultata funzione del suo posizionamento.

 

∞Temporaneo rimpiazzo della regina– Il BEE BOOST può essere utile per mantenere la popolazione di un alveare orfano, che altrimenti tenderebbe a essere soggetta a deriva verso altri alveari, per il tempo necessario a reperire una nuova regina. Col feromone sintetico l’alveare orfano vola di più; e risulta molto meno soggetto ai saccheggi.Inserire il BEE BOOST vicino alla porta di volo. Per questo utilizzo il supporto si scarica di circa un trentesimo della sua capacità per ogni giorno di presenza nell’alveare. Sulla base del periodo in cui è stato lasciato in opera si potrà calcolare quale è la sua potenziale efficacia residua.

∞Nella preparazione dei pacchi d’api e nuclei -per stimolare la famiglia donatrice dopo il prelievo di api .Le famiglie donatrici o che hanno sciamato ricominciano ad avere come scopo primario la produzione di api. Inserire BEE BOOST fra i favi centrali, vicino alla porta di volo, aiuta il loro sviluppo. Per questo utilizzo la durata dell’efficacia del BEE BOOST è di circa due mesi.

∞Api più; tranquille– la presenza del Bee Boost rende generalmente le api più; mansuete

Trasporto di alveari in condizioni di elevata temperatura e popolazione, anche di giorno.

Col supporto BEE BOOST presente nell’alveare, le api stanno maggiormente calme . Ciò provoca minori effetti di agglomerazione con diminuzione dei fenomeni di soffocamento . ( Questo tipo di esperienze è stato sviluppato in Francia dagli apicoltori professionisti del sindacato SPMF). Collocare il supporto fra i favi centrali, nella parte anteriore dell’alveare. Se il supporto viene lasciato solo per il tempo del viaggio il suo consumo è minimo e puo essere pienamente riutilizzato.

Produzione e spedizione di nuclei e pacchi d’api orfani

La possibilità di vendere api senza regina apre questa produzione ad un maggior numero di operatori. Non tutti, inoltre, vorrebbero acquistare api con regina. Inserire il BEE BOOST tra i favi centrali nel caso di nuclei o nell’apposito spazio per la gabbietta della regina nel caso di pacchi d’api. Per questo tipo di utilizzo il feromone non viene praticamente consumato e può essere pienamente riutilizzabile nel caso del pacco d’api. Si può considerare un consumo di un sessantesimo al giorno per i nuclei nel caso questi siano liberi di volare.

Recupero delle api dai melari raccolti

Qualunque tecnica si usi, dalla spazzolatura all’apiscampo alla soffiatura, un numero più; o meno grande di api rimane all’interno dei melari. Questo numero è tanto più; alto quanto più; si ha bisogno di fare in fretta.Disponendo uno o due BEE BOOST ( legati insieme ) sul melario in cima alla pila , le api presenti si raccolgono intorno al feromone e possono essere raccolte con facilità.

Questo utilizzo non provoca consumo di feromone che può essere pienamente riutilizzato.

Prevenzione dei saccheggi

la presenza del BEE BOOST tra i favi centrali , nella parte anteriore dell’arnia , in prossimità dell’ingresso, consente una maggiore resistenza ai saccheggi .Per questo utilizzo il feromone viene consumato proporzionalmente alla grandezza della famiglia e al tempo di permanenza al suo interno.

Confermata anche la riduzione dei saccheggi in atto

Per inarniare sciami – Il Bee Boost, meglio ancora se insieme al feromone di Nasonov contenuto nel prodotto Swarm Catch, puÚ essere utilizzato per un più; facile, efficace e veloce inarniamento degli sciami.Appoggiare i supporti feromonali sui legni dei telai e scuotere come d’abitudine.Le api entrano più; velocemente nell’arnia e difficilmente la lasceranno. Molto utile anche per raccogliere sciami a terra.Vengono segnalate con questo tipo di utilizzo,lasciando il feromone , diverse mortalità della regina nei giorni successivi l’inarniameto a dimostrazione della grande sensibilità delle api a sciame per il feromone. Difficile spiegare queste differenze di comportamento.

Lasciare dunque nell’alveare,dopo la cattura, solo un decimo del supporto Bee Boost situandolo in prossimità della porta di volo fino a che la regina ha iniziato a deporre.Successivamente sarà possibile aumentare la quantità per stimolare lo sciame.

Produzione di cera – secondo alcuni la produzione di cera risulta migliore in presenza del BEE BOOST

Blocchi di covata controllati per trattare la varroa

Il Dossier ” Varroa sotto controllo: istruzioni per l’uso ” elaborato da UNAAPI e Fai presenta tra gli interventi complementari il blocco della covata. Tra i difetti del metodo vengono segnalati i rischi di saccheggio in condizioni di carestia che le famiglie orfanizzate dovrebbero affrontare. Questi sarebbero evitabili con l’utilizzo del Bee Boost negli alveari orfani.

Blocchi di covata con il metodo dell’asportazione della covata opercolata per il controllo della varroasi (Secondo il dossier succitato)

-la presenza di BEE BOOST nell’alveare di partenza a cui sono stati tolti favi con covata aperta, api e regina, conferisce una stabilità molto superiore, consentendo un miglior sfruttamento dell’eventuale raccolto del periodo, una maggiore capacità di costruzione della cera e una tenuta molto superiore ai saccheggi.

Ritardo e inibizione della sciamatura

Le operaie cominciano ad allevare nuove regine circa 7/10 giorni prima della sciamatura. I fattori primari , nessuno indipendente dagli altri, per cui la colonia prepara la sciamatura sono :

* dimensione della famiglia

* congestione del nido

* distribuzione dell’età delle api

* ridotta trasmissione del feromone della regina che inibisce l’allevamento reale

L’abbondanza di risorse influenza i primi tre fattori e può essere essa stessa un fattore primario per l’allevamento di nuove regine.

Fra questi stimoli, la congestione dell’alveare e la circolazione del feromone appaiono come i più; importanti. E’ verificabile che nelle famiglie in sciamatura la circolazione del feromone è ridotta a causa della congestione in cui essa si trova.

La quantità di feromone che raggiunge ogni singola ape è ridotta ( o nulla ) . Perciò viene a mancare l’inibizione chimica che la regina normalmente esercita.

La congestione delle colonie può essere di per se uno stimolo primario alla sciamatura . Può essere percepita dalle api come aumento di temperatura nell’alveare, alto livello di anidride carbonica al suo interno o come numero di celle vuote che le api incontrano nel loro movimento .

Nella pratica si conosce da tempo l’utilita di ridurre la congestione con l’aggiunta di melari, ma si sa anche che questo di per se non basta a controllare la sciamatura. Dal 10 al 40 % delle famiglie potranno mediamente sciamare anche se viene loro concesso spazio in eccesso ( Simpson 1957 ) . La dispersione del feromone nell’alveare avviene principalmente in due modi:attraverso il comportamento di grooming delle operaie nei confronti della regina e successiva ridustribuzione per trofallasi e grooming e per mezzo del passaggio della regina stessa sui favi. Anche le operaie a contatto con la regina depositano sui favi una piccola quantità di feromone. I risultati di uno studio dimostrano che il feromone inibitore circola meglio in colonie non congestionate, dove le operaie sono meglio disperse e possono più; facilmente muoversi e anche il movimento della regina è meno ristretto.

L’utilizzo in campo del prodotto Bee Boost nel 98 ha dato per questa funzione risultati ampiamente variabili.In alcuni casi buoni in altri definiti scadenti. La circolazione del feromone aggiunto risulta probabilmente difficile nelle famiglie di dimensioni molto elevate specialmente in condizioni di grande abbondanza tipiche del meridione a fine aprile.Sembra necessario capire in quale maniera l’efficacia del feromone può essere ottimizzata.Diverse famiglie hanno prodotto celle,ma hanno poi sostituito la regina senza sciamare . In diverse famiglie è stata osservata la costruzione di celle che poi sono state distrutte, per essere poi di nuovo costruite e nuovamente distrutte senza sciamature per non meno di venticinque giorni.Gli sciami usciti da alveari con Bee Boost sono risultati piccoli rispetto alla norma . Questo dato è confermato dalle esperienze francesi e belghe ( Lapis n°7 settembre 98) e trova concordi anche i detrattori italiani del prodotto. Si ipotizza che la presenza del feromone vicino alla porta di volo possa influire sulla formazione dello sciame anche in presenza di celle , impedendola o facendo si che il numero di api che partecipano al processo di uscita sia minore.

Sistemando il supporto sulle calastre dei telai si può assistere a comportamenti di attenzione molto diversi a seconda delle caratteristiche della regina.

In alveari orfani o con regina vecchia il comportamento di “corte reale” attorno al supporto Bee Boost è molto marcato. In quelli con regina giovane l’attenzione delle api verso il supporto è molto minore .

Si ipotizza che questo comportamento possa essere usato per monitorare le caratteristiche feromonali della regina e di conseguenza la sua attitudine a sciamare . Ciò consentirebbe un intervento mirato , sia come aggiunta feromonale che come consuete pratiche di contenimento .

La sostituzione della regina in presenza di feromone è indubbiamente uno dei motivi più; scottanti. Il 98 non era forse l’anno più; indicato per il primo anno di utilizzo di un prodotto come il Bee Boost. E’ opinione generale che sia stato un anno di grandi perdite di regine. Dal 10 al 100% ( incredibilmente anche un apiario di 15 alveari in provincia di Forlì è stato trovato un bel giorno coi 15 alveari contemporaneamente orfani . Il proprietario non sapeva dell’esistenza del Bee Boost) senza utilizzo di feromone.

Difficile trovare spiegazioni. Si potrebbero fare ipotesi sul passaggio della nube radioattiva proprio in quel periodo o sugli effetti residuali di nuovi fitofarmaci o sugli effetti a lungo termine dell’acido ossalico ( i ricercatori spagnoli affermano che provochi non poche regine fucaiole) ma queste ipotesi sono solo ipotesi.

Nemmeno una segnalazione di mortalità di regine ipoteticamente associabile all’uso di Bee Boost giunge per il momento dall’estero. Comunque sia in molti casi le api hanno rinnovato regolarmente le regine in presenza di feromone ( fino a tre supporti) fino a giugno inoltrato. In altri casi si sono ritrovate orfane e senza celle di emergenza ( ma potrebbero anche essere state fatte, con successiva perdita della regina vergine) . Difficile dire cosa sia successo perchè i nidi di questi alveari non venivano controllati ( per più; di quaranta giorni ), essendo la produzione l’esigenza del momento.

E’ da segnalare un caso particolarmente documentato in cui due apiari contigui di 40 unità, recanti le stesse quantità di feromone ( da uno a tre) immesso nello stesso periodo e con le stesse modalità, in produzione sull’acacia a pochi km di distanza hanno presentato in un caso totale normalità delle regine e nell’altro un’orfanità del 50%.I problemi sarebbero inoltre sorti dopo più; di un mese dall’inserimento del feromone.Su questo tenore anche altri casi di utilizzo massivo. Un apicoltore ha segnalato 150 fra orfane e fucaiole su 300 con feromone con anche un controllo della sciamatura definito scarso. Purtroppo questi operatori hanno utilizzato il feromone sugli interi apiari e nessun elemento di controllo è oggettivamente disponibile.Per contro un altro operatore ha portato l’esperienza di utilizzo su 200 alveari ( 8 apiari ) tutte le regine vive nonostante tre supporti Bee Boost siano stati lasciati in permanenza negli alveari fino in alcuni casi a settembre e un controllo della sciamatura pressochè totale, mentre negli altri apiari dello stesso la sciamatura si è fatta sentire.. Molti degli scontenti hanno tolto il feromone al primo accenno di costruzione di celle. Altri hanno lasciato proseguire le api concludendo che non sempre ciò si traduceva in sciamatura.

Insomma nella sostanza idee ancora molto confuse ……

Soprattutto, decisamente inspiegabile il ritrovamento di famiglie orfane dopo molto tempo dall’inserimento del feromone e senza che queste abbiano realizzato celle d’emergenza quando in molti altri casi le api hanno regolarmente sostituito le regine. Nelle ricerche effettuate le api non hanno mai ucciso le regine, anche con quantitativi giornalieri disponibili di feromone sintetico aggiunto 50 volte superiori a quelli utilizzati in campo in Italia.

D’altra parte, il quantitativo utilizzato in campo non dovrebbe essere ( in accordo alla letteratura scientifica e con riferimento alla quantità di api nell’alveare ) in grado di bloccare completamente la costruzione di celle reali d’emergenza in caso di orfanità. Non si spiega perchè molte famiglie abbiano tranquillamente cambiato la regina e altre non abbiano addirittura costruito celle di emergenza.

Non si spiega neanche considerando differenze genetiche di sensibilità al feromone.

Curiosamente, nessun problema è stato segnalato in marzo e Aprile. Tutti i problemi sono avvenuti nella seconda metà di maggio.

Non si consiglia l’utilizzo del BEE BOOST per il controllo della sciamatura fino a che maggiori conoscenze saranno acquisite.

Ipotesi di produzioni nomadi con pacchi d’api

L'”esperimento Artese ” in cui le api hanno prodotto miele in assenza di nido ( ripetuto poi con successo da altri apicoltori) porta ad alcune considerazioni al momento teoriche, che suonano tra l’altro come sfrontate provocazioni, come tutte le novità molto ardite.

Di un “trasporto” di api per una produzione nomade si può considerare che i due terzi del volume e ben più; di due terzi del peso, per quanto considerati essenziali sino a ieri, siano di fatto inutili dal punto di vista strettamente produttivo.

Se si mettessero le bottinatrici della famiglia dentro due melari e si portasse questo sul raccolto, anzichè la cassa col melario è evidente che un trasporto conterrebbe nello stesso volume e con peso inferiore il triplo di entità produttive.

Questo porta evidentemente ad un grande risparmio di costi, di fatica e di tempo.

Anche le operazioni di scarico risultano più; agevoli e leggere visto che non si sballotta inutilmente il nido. Anche il recupero del miele sembra più; agevole. Non avendo a che fare coi nidi, niente pericoli per regina e covata. Anche eventuali problemi di saccheggio risulterebbero del tutto privi di importanza. Poi, assoluta mancanza di residui.

Difficile dire ” a lume di naso” che differenze di produzione ci siano tra la tecnica tradizionale e quella a sciame. L’alveare ha senz’altro più api, ma anche un consumo maggiore per il riscaldamento e la nutrizione della covata. Ha un suo ritmo di raccolta e deve raggiungere condizioni ben note prima di cominciare a stoccare a melario. Quando comincia, il miele segue un percorso lungo e tortuoso prima di arrivare a melario. Lo sciame a melario è verosimilmente più veloce e l’energia necessaria per stoccare il miele è molto ridotta. Rimarrebbe anche da verificare se gli sciami a melario seguono le leggi di Farrar, ciò che una quantità ad esempio doppia di api produce più del doppio di miele

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